LA LINGUA SARDA SARA’ CIO’ CHE SARANNO I SARDI
Scritto da On. Mariano Contu   
marted́ 09 dicembre 2008

 Anteprima

 

LA LINGUA SARDA SARA’ CIO’ CHE SARANNO I SARDI 

La Delibera di Giunta n°16/14. del 18 aprile 2006. La Limba Sarda Comuna.

“Norme di riferimento a carattere sperimentale per la lingua scritta dell’Amministrazione Regionale” che dopo due anni di sperimentazione manifesta tutta l’insipienza di chi ha partorito tale provvedimento invece di creare e formare koiné ha favorito polemiche e divisioni non solo tra gli addetti ai lavori ma soprattutto nella popolazione.

Solo l’aver pensato di imporre sulla tradizione di chi ha colonizzato nei millenni la nostra isola una variante locale logudorese-nuorese al restante territorio regionale è stata una scelta politica che fa riemergere tutta l’insensibilità rispetto a una problematica che la lingua è un fattore che unisce e non divide la popolazione.

Giovanni Ugas ricorda che il poeta Nevio nel III secolo a.C., usava il verbo sardare nel senso di “pensare in modo intelligente come i sardi”.

Nell’intervento di diversi studiosi riconosciuti esperti della linguistica sarda, mi sembra di cogliere, nell’esperienza maturata in qualità di Assessore provinciale con delega per la lingua sarda, che il progetto sperimentale sostenuto dalla Giunta Regionale e dall’Assessore M. Antonietta Mongiu nota “logudorese” innamorata della sua variante linguistica, che tale sperimentazione sia destinata al fallimento perché priva di sostegno storico, geografico, sociologico e strutturale.

“La centralità della lingua sarda” nelle politiche identitarie non si consegue imponendo un lingua ufficiale per gli atti e i documenti emessi dalla Regione, quando ad una verifica tecnica la Limba Sarda Comuna è una riproposizione della Limba Sarda Unificada e non rappresenta una mediazione tra le macrovarianti logudorese e campidanese ma è sostanzialmente logudorese infarcito di qualche esito campidanese. Sembra di cogliere, in un recente atto di indirizzo della Regione alle Amministrazioni locali, una volontà di imporre nella stesura degli atti non una serie di norme ortografiche e morfologiche, ma una traduzione in Limba Sarda Comuna.

Giovanni Ugas si chiede “ma è così difficile apprendere e divulgare anche oltre Sardegna le diverse varietà linguistiche?...”

Potrei riprendere la discussione dal momento della stesura e approvazione della L.R. 26/97 e del tentativo abortito di imporre la Limba Sarda Unificada proprio perché nei millenni si è tramandato ed elaborato in tutti i paesi e regioni della nostra Isola come -lingua elemento di unità tra le comunità sia nei rapporti locali sia quando i nostri corregionali si sono trovati fuori dall’isola per lavoro o in guerra (cito in particolare i circoli dei sardi diffusi in tutto il mondo o i nostri fanti sui fronti di guerra o in missione di pace).

Mi sembra di poter cogliere negli atti della Giunta una volontà di ignorare quanto le esperienze già vissute in passato avrebbero dovuto essere colte e valorizzate.

I documenti più antichi conosciuti in lingua sarda sono atti curiali redatti nelle curie giudicali nelle varianti campidanese e logudorese (XI – XII sec d.C.) che dimostrano che la dignità di lingua scritta era conosciuta e riconosciuta, addirittura molti anni prima che tale dignità venisse riconosciuta alla lingua italiana.

Certo di non potermi fregiare del titolo di esperto voglio però partecipare come in altri momenti alla discussione.

Non mi permetto né di avanzare proposte sulla ricerca di una prevalenza nell’uso di una variante sull’altra né sulla qualità e quantità delle produzioni poetiche e letterarie delle diverse aree linguistiche. Sono aspetti curati dagli addetti ai lavori. Sono invece però interessato a porre l’attenzione sull’importanza che la politica linguistica deve assumere sopratutto nel momento di operare delle scelte.

Emilia Calaresu, dell’Università di Modena, già nel 2001 pone l’attenzione sui possibili gravi errori comunicativi e sostanziali, sintetizzandoli in cinque punti, che avrebbero potuto caratterizzare i rapporti tra l’Amministrazione regionale e i cittadini, presentando la Limba Sarda Unificada come mediazione tra tutte le varianti linguistiche esistenti.

Sono convinto che la sperimentazione attivata dalla Regione con la proposta de Sa Limba Sarda Comuna non è solo l’intenzione di una lingua amministrativa ad uso solo per la redazione degli atti degli Enti pubblici, ma il tentativo peraltro maldestro di una imposizione in qualsiasi contesto comunicativo, scolastico e istituzionale.

Le diverse prese di posizione già note e diffuse anche dalla stampa, che il valore della propria lingua sia un valore di identità e nello stesso tempo di libertà e pertanto di democrazia, è una mia opinione condivisa con altri autori.

L’avere voluto esprimere con una norma la prevalenza di una variante linguistica scritta sulla redazione degli atti della Regione riduce di sicuro la dignità linguistica della variante più conosciuta e usata ovvero quella dell’area campidanese.

Tale iniziativa di sicuro si scontra con i contenuti ispiratori non solo dalla L.R. 26/97 ma in particolare contrasta con la volontà espessa dal legislatore nazionale con la L 482/99 Legge di tutela delle minoranze linguistiche.

Posso di sicuro condividere il pensiero della prof.ssa Cristina Lavinio, dell’Università di Cagliari, sulla lingua costruita a tavolino che conclude il suo pensiero con una constatazione che chi pontifica sulla Limba Sarda Comuna mostra di non sapere cosa siano e come funzionino le lingue “storico naturali….”.

Tali norme dopo più di dieci anni dalla prima emanazione hanno bisogno più di applicazione che di sperimentazione di passioni personali; il primo concetto da applicare è proprio quello democratico ispiratore di tali norme.

Ora potrei citare diversi casi europei, in Francia la situazione occitanica e corsa, in Spagna per il Basco e in tanti altri Paesi, esempio di codificazione degli standard filologici dove rispetto alle aree linguistiche e alle varianti locali si è optato per soluzioni che hanno visto la codificazione di due diversi standard interpretando la volontà popolare. Circa cent’anni orsono Max Leopold Wagner studiò e illustrò scientificamente le due macrovarietà storiche del Sardo e come riferisce Blasco Ferrer la lingua sarda con due norme (per il campidanese e il logudorese) potrebbe pacificamente ritrovare la sua collocazione più corretta mettendo fine in questo modo a un conflitto linguistico e sociale infinito. Sono certo in conclusione che questa sia la via attraverso cui la nostra lingua possiamo salvaguardarla indirizzando l’insegnamento all’uso del sardo parlato e scritto rispettando la variante appresa fin da bambini nel proprio nucleo familiare.

                                                                

Il Consigliere Regionale di F.I.

Dott. Mariano Ignazio Contu

 
Ultimo aggiornamento ( sabato 31 gennaio 2009 )